fine di una terapia

la fortezza è il tempo
del rammendo. é tempo, per me
di splendere

17 giugno 2008


venticinque sono i giorni che ha richiesto questa attesa
senza opinione. questa notte che viene
dopo oggi che niente di meglio ho saputo fare
se non contare le ore, sapendoti più vicino.

venticinque, i giorni che se durassero tutti
un’ora farebbero poco più di un giorno,
dormendone una notte qualunque.

e questa notte è già venuta, dopo oggi
e non saprò fare che aspettare che passi.
non basta a portare quella quiete
che cerco, la coscienza di un ritorno.

questa notte che ispira poesie
come romanzi, lunghe di tante parole,
ché di tanto tempo non si sa fare
tesoro, senza disperderne le ceneri.

venticinque giorni, venticinque
notti a creare, disfare, io
penelope dei discorsi, ho trovato
un’itaca che ho fatto deserto.

ho cerchiato rossi i numeri del calendario,
e carico di fumo l’attesa, e le domande
non sono spesso quelle giuste, negli occhi,
il volto è la risposta.

come se già nell’incertezza ci fosse
la verità sicura del dolore
nella mancanza, nell’assenza.

questa notte che già passa e ti avvicina, raggruma
le paure, creature dei silenzi che ci siamo
imposti a superiore comunione.

venticinque giorni di chilometri
e pioggia, colpevoli solo, questa
notte, di non essere ancora passati.


14 giugno 2008


capisci che è una metafora, amico
se dico che mi hanno scorticato, vivo
è una metafora, e funziona così
che io avevo creato, e rivestito
con la pelle, è metaforico
anche i muri possono essere pelle
capisci che è una metafora, amico
hanno aspettato che mi addormentassi
che mi allontanassi
poi hanno incominciato, squama a squama
o di qualunque cosa sia composto il derma
prendevano e nascondevano in pacchetti
un lavoro di fino, non c’è che dire
non hanno dimenticato un solo centimetro
finché hanno potuto, hanno tolto
poi si sono messi in testa di cambiarla
la tappezzeria
ora capisci la carne viva? ci piove sopra sale
ma un lavoro di fino, concordi
attendo la rigenerazione
la vecchia pelle, invece
invecchia come il ritratto di Gray
ma la soffitta ce l’hanno dentro
dove l’odore è della carcassa
avvinghiata agli intonaci
e non c’è mai acqua abbastanza
per mondare
la pelle cattiva


9 giugno 2008


è questo il piacere che cola
una sera? sì, ma una rima
non fa primavera

11 maggio 2008


i conti delle parole non tornano
mai, quanto sono lunghi i discorsi
non lo sapremo, né potenze
né atti, siamo metafisiche di noi
stessi, poetiche senza limite
se non il nostro sguardo a specchio

ma dimmi quanto durerà la corte
e quanti silenzi ancora sfileranno
nella teoria delle nostre solitudini,
fino a quando avremo la forza
delle nostre risate a proteggere
il fragile, che respira nell’intermezzo
dei nostri passi, fra noi e la lunga
strada verso casa, che il tempo gioca
a condensare, lo spazio a dilatare

e noi qui a prendercela con la paura
e la noia dei soli da troppo tempo,
da troppo tempo non condivisi;
e i conti delle nostre parole
non torneranno, non quadreremo
il cerchio su cui ci rincorriamo,
e nessun senso troveremo
per vecchie metafore:

quali vecchi linguaggi dovremo ancora
sfidare, discutere, inventare?

che strano gusto conoscerti
senza le punteggiature, le pause giuste.
uno strano gusto, sul dolce.

12 aprile 2008


Ancora una volta, sull'erba
vergo di nero pagine sorde,
mute di desiderio, ancora
e sempre è l'ebbrezza
di una debolezza che è fuga,
che è resistere nella distanza.

Ancora una volta, sull'erba
sono angelo franco per bibbie
mai tradotte, ancora dicono
tutti della mia lontananza
che è fuga, che è debolezza,
e imparo l'udito del mercante.

Ancora una volta, sul bianco
di pagine mute, vergo l'eterno
ritornello delle solite parole
...
la mia resistenza distante:
camminare

31 marzo 2008


la mia resistenza è accettare il silenzio,
la mia resistenza è uscire senza salutare,
la mia resistenza è cercare gli occhi, allungare l’udito,
la mia resistenza è provare gli odori,
la mia resistenza è oltre i miei confini, oltre le mancanze,
la mia resistenza è sperimentarmi oltre,
la mia resistenza è viaggiare rimanendo fermo,
la mia resistenza è dal lunedì al venerdì,
la mia resistenza è un caffè la domenica, il sabato,
la mia resistenza è un giornale, un libro, il sole
la mia resistenza è nonostante le ferite inferte,
la mia resistenza è un elenco.
la mia resistenza non serve a nulla, come la poesia,
la mia resistenza è una poesia, un racconto,
la mia resistenza è ogni filo di erba informato dei fatti,

la mia resistenza sopravvive a me stesso, per se stessa,
la mia resistenza si dipana di elemosine, di pasti caldi,
la mia resistenza siete voi, siete la rete,
la mia resistenza è la mia rete, le offerte di tempo,
la mia resistenza è scriverne,
la mia resistenza è fuori, solo fuori, viene da fuori.
la mia resistenza non ha trincee, non ha ostaggi,
la mia resistenza non sa formulare propositi,
la mia resistenza non vuole rivoluzioni,
la mia resistenza è nei giochi di parole,
la mia resistenza è come una ricerca,
la mia resistenza è nelle vostre carezze,
la mia resistenza è l’esistenza delle rime,
la mia resistenza è un’ipotesi, una tesi,
una sintesi

di tutte le mie piccole esistenze resistenti.

2 marzo 2008


camminavo da solo
sulla sponda del solito ruscello
sempre uguale scorre
sempre in un senso diverso.

avevo le labbra secche
per il vento tiepido della sera
una sera già notte
un barlume di primavere.

ad ogni passo non sollevavo
che polveri amare metafore dell'animo
dilaniato anche il gelato del conforto
non era dolce ma insapore.

ho solo le labbra più secche.
forse è il vento.
forse.

le bagno di vodka e tonica
fingendo interesse per le storie
del barista del bar dal nome greco
ma almeno offre l'accendino.

"non sei un ingegnere, sei più
svaccato" e infatti non lo sono
ma non ho lasciato i coinquilini
a casa a disfarsi di bong.

sono uscito da solo.
e ho le labbra sempre più secche.
sarà il vento, forse.